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Intervento del Prof. Dino D'Angella

Bernalda > 500enario fondazione città (1977) > Atti del seminario di studi:


Atti del seminario di studi

Da Camarda a Bernalda:
una memoria accusatoria settecentesca

Intervento
Prof. Dino D'Angella
Storico Lucano e di Bernalda

Interessante la relazione del Prof. Alfonso Falco che ha avuto la fortuna di trovare in una biblioteca di Bari una memoria (difensiva e accusatoria) del XVIII sec. per la famosa controversia, che ha avuto la durata di qualche secolo, tra Bernalda, Montescaglioso ed i Padri Benedettini montesi.
Essa si riferisce ad un periodo piuttosto avaro di documenti, quando in quel secolo vi fu tutta una letteratura giuridica intorno a queste controversie: appassionati avvocati, i dottori u.J., raccoglievano queste Memorie- Difese, Istrumenti per le cause giudiziarie che si facevano soprattutto davanti al Sacro Regio Consiglio (o Consiglio di Santa Chiara) di Napoli.
La prima metà del Settecento, durante il quale la vertenza tra montesi e Camardensi-Bernaudesi andò tra alterne vicende avanti, vide in Basilicata tutto un fiorire di queste memorie difensive. C'era già stato nella seconda metà del Cinquecento (ciò è sfuggito anche al primo vero compilatore delle Storia della Lucania e della Basilicata, il molemitese Giacomo Racioppi) a Pisticci un dottore uj., Gio Petro Russo, ad accettare di difendere contro il barone Comite i diritti dei pisticcesi ai quali il prepotente barone aveva sottratto dei terreni.
Egli pagò con la vita questa accanita difesa, ma l'università di Pisticci alla fine vide riconosciuti i suoi diritti ed il Comite mori in carcere perché era il mandante dell'omicidio.
Già allora, lotta per le terre, per gli usi civici (il legnatico, l'acquatico, il diritto di pascolo e il diritto di pernottare). Si diceva che nel Settecento questa letteratura ebbe dei cultori in una ventina di avvocati che in questa sede, per ragioni di tempo, soli in parte citiamo : Angelo Antonio Della Monica a Melfi si schierò ora contro l'università per il popolo, ora contro il feudatario Doria Landi per l'università: scrisse delle memorie ineccepibili per dimostrare la fondatezza di alcuni diritti : "Reo innocente avverso fatti e ragioni a favore proprio contro il Sindaco e l'università di Melfi" (Napoli 1752) e "Difesa di cinquanta gravami che soffrono i cittadini e il comune di Melfi dal feudatario (Napoli 1738).
Importanti le difese di Giuseppe M. Laurenziello, di cui va ricordata "Per l'Università di Melfi con i monaci per la gabella della farina"(Napoli 1752), quella di Vincenzo Aloy, pubblicata dopo il 1770 dal titolo: "Memoria per i cittadini dell'Università di Pomarico contro l'università di Montescaglioso".
Spesso il litigio era tra l'università e la Mensa Arcivescovile di Taranto o il clero. Sono illuminati le difese dell'avv. Alessandro Brussone ("Per l'università di Noja e dei casali contro il Monistero Napoli 1752) o di Francesco De Lurentis a favore dell'Università di Teana con contro il vescovo di Anglona di cui mi sfugge luogo e anno di pubblicazione.
Nel settecento anche l'università di Pisticci, al pari di Bernalda, dovette sostenere delle vertenze giudiziarie per la rivendica delle Difese Policeto e Incoronata contro i Padri Benedettini di Montescaglioso tra il 1738 ed il 1750. La decisione fu favorevole al Monistero di Montescasglioso in quanto i documenti antichi gli davano pienamente ragione.
Manca al momento attuale delle ricerche, una accurata documentazione, né chi vi parla né altri cultori si storia patria (come Giuseppe Coniglio, il compianto Cesare Spani ecc.) hanno trovato organiche memorie difensive.
Pure nel 1711 Pisticci trascinò in giudizio la Mensa Arcivescovile di Taranto. La vertenza giudiziaria si concluse positivamente per Pisticci solo dopo lo scioglimento delle promiscuità volute dalla buona legislazione del decennio francese.
Esaminando il percorso delle sentenze e degli atti più importanti della vicenda giudiziaria Montescaglio - Padri Benedettini - Bernalda dobbiamo ricordare degli atti fondamentali, che, tra alterne fortune interpretative da parti di Corti, Commissari e Tavolari, hanno guidata, ispirato gli ultimi giudizi di questo secolo, fino a quello del marzo 1978.
Tali atti sono:
- Strumento di concordia (transazione) del giorno 8 marzo 1520 che parla del demanio Avenella di Montescaglioso: si sostiene in sostanza questo: Montesi, Camardensi- Bernaudesi e PP.Benedettini possono esercitare gli usi civici;
- Strumento del 1535 (che contraddice quello del 1520) sottolinea che il Demanio Avinella è di esclusiva proprietà di Montescaglioso;
- Nel 1539 si dà inizio alla controversia dopo 40 anni si ha la prima sentenza: la giustizia su questa penisola è stata sempre lenta!;
- Sentenza del 31 gennaio 1579 del regio Consiglio di Napoli, con relazione del Commissario Vitelli: stabilisce che, accettuata la Difesa Avenella, resta in comune tutto l'altro territorio di Montescaglioso, per quanto riguarda gli usi civici. Si condanna l'università di Montescaglioso, la quale non dovrà per l'avvenire turbare l'esercizio degli usi civici dei bernaldesi: cioè "Comuni voto declaratum est universitatem ed homise Bernaudi esse manutendos in possessione pascumlandi, acquandi, legnandi et pemoctandi in territorio Montecaveosi, et proinde dicta universitas condemaneatur ed desistendum a turbationibus". Questa sentenza conteneva solo il dispositivo. Altre contestazioni, altre accuse, altre reazioni. Eppure si sa che la sentenza solo con il dispositivo e senza motivazioni (almeno secondo la Corte di cassazione degli inizi di questo secolo) poteva valere come giudicato. Le provvisioni del Regio Sacro Consiglio sono importanti per capire la sentenza del 1579.
- Provvisione del 1591. Parla di tutto il territorio di Montescaglioso e quindi di Bernalda per Jus Filiationis, che è posto tra i tenimenti di Miglionico, Ginosa, Pomarico, Matera ecc. Lo jus filitionis (è la controversia sta' tutta quì da un punto di vista squisitamente giuridico e punto forte della memoria Difensiva dell'avv. Tommasi, difensore del Comune di Bernalda negli anni trenta di questo secolo!), non si può spezzettare in nessuna delle sue parti. Se c'è il condominio per filiazione, il condominio abbraccia tutto il demanio del comune originario, scrive Tommasi nel 1938.
- Transazione nel 1530. Intorno al 1530 vi fu una transazione (accordo), alla presenza del giudice a contratti, tra l'università di Montescaglioso ed il Monastero Benedettino circa tre Demani: Avenella, Campagnuolo e San salvatore. In questo atto di transazione l'università montese trattava "per se et suis". Chi potevano essere gli altri?. Certamente i Bernaudesi/Camardensi. Questi, pertanto, non potevano essere estromessi dal Campagnolo ed il resto.
Man mano che si estendeva il territorio di Montescaglioso così si estendevano i diritti degli usi civici dei Bernaldesi, sempre bisognosi di nuovi spazi per la sopravvivenza di una popolazione che aumentava.
La confusione, e quindi la contestazione, sarà generata spesso dal fatto che i vari apprezzi (le stime) fatte dal tavolario Sacco del 1657, dal tavolario Cafaro del 1672 ed ancor prima del tavolario Mercurio Manco del giugno 1587 non sempre concordano nella descrizione di confini, di termini ecc. Il Manco solennemente scriveva che i cittadini di Bernalda hanno il diritto di pascere, acquare, regnare, pernottare e fare tutto quello che fanno tutti i cittadini di Montescaglioso.
E adesso andiamo più da vicino alla relazione del prof. Falco, quando si parla dello Inventario del 1489 (fatto da Riccardo Camposanto di Andria) per ordine del principe Federico (secondogenito del re Ferdinando) al quale, dopo le disgrazie delle Famiglia Del Balzo, il feudo montese era passato. In questo Atto si parla di PRIVILEGI concessi dal principe Federico a favore della Curia di Montescaglioso. Tali privilegi consistevano nel permettere ai cittadini del territorio di Montescaglioso (cioè di tutto il territorio, casale compreso, quindi anche di Camarda) di "usare, usufruttuare, praticare e gaudire con i loro bestiami e bovi" senza pagare nulla.
Ecco, forse sulla base di quest'atto, importantissimo per accertare la verità storica,. il fondamento di certi diritti relativi ad usi civici, sta il discorso della Memoria Difensiva/Accusatoria dell'avv.D. A. D'Avena, difensore dei Padri Benedettini di Montescaglioso contro i cittadini di Bernalda.
Non sappiamo come questa particolare vicenda giudiziaria si sia conclusa. A nostro parere, modestissimo parere, la sentenza, ammesso che si arrivò ad una sentenza, forse fu favorevole ai Padri benedettini del Monastero.
Si vuole sperare che qualche storico locale ricostruisca in maniera organica le vicende giudiziarie tra Bernalda, Padri Benedettini del Monastero di S. Michele Arcangelo e Montescaglioso a partire dal 1300-1400, quando già allora c'erano scontri tra i Camardensi del Casale ed il resto della popolazione.
Qualche storico locale, non certo chi vi parla, dovrebbe ricostruire questa vicenda, piena di contraddizioni ma molto significativa per la storia di questa Comunità di cui si sta celebrando il 5' Centenario.
Oltre a questa ricostruzione, occorre riordinare l'archivio Parrocchiale di S. Bernardino, quello del Comune, cercare di accedere a quelli privati e ricostruire altri periodi ancora oscuri della storia bernaldese.
Grazie per l'attenzione prestatami. (testo rivisto dall'autore)

 
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