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Tavole Palatine

Metaponto

Il tempio di Hera (Tavole Palatine) di Metaponto




I resti monumentali, ancora conservati vicino all'attuale Strada Statale Jonica n. 106 a Metaponto, sulla destra del fiume Bradano, sono noti localmente come le Tavolte Palatine. Si tratta di un edificio di culto greco in stile dorico della fine del VI secolo a.C. situato nei pressi di Metaponto. Il tempio è dedicato alla divinità Hera, moglie e sorella maggiore di Zeus. Il tempio viene edificato a poca distanza dalla colonia greca, lungo la sponda destra del fiume Bradano, in un'area in cui sono rivenuti resti anche di un precedente villaggio neolitico. Le Tavole Palatine sono una delle testimonianze dell'importanza del luogo ai tempi della Magna Grecia. Le 15 colonne doriche dell'antico tempio danno l'idea della grandezza sia economica che culturale del luogo nei secoli antecedenti all'epoca romana. Il tempio dorico è lungo 34 metri e largo 34 metri. Il nome "Tavole Palatine" nasce in epoca medievale quando la zona è spesso preda delle incursioni dei pirati saraceni e qui si accampano brevemente i paladini dell'imperatore del Sacro Romano Impero, Ottone II. La tradizione popolare alle colonne la funzione di tavolo dei Paladini, immaginati alti più di 5 metri. Da questo nasce il nome "Mensae Imperatoris" o "Mensole Palatine", poi italianizzato in "Tavole Palatine" e "Colonne Palatine". Il sito è conosciuto anche con il nome di "Scuola di Pitagora" in onore al matematico greco che qui trascorre gli ultimi anni della sua vita.
Esso fu inserito in un territorio caratterizzato da una capillare bonifica del terreno, con la definizione di lotti agricoli da destinare ai coloni, e la sua realizzazione si pose a conclusione di un lungo periodo di lavori pubblici nella città di Metaponto, lavori che comportarono il completo rifacimento dell'impianto urbano. Il tempio si trovò così a svolgere un importante ruolo pubblico, come edificio di culto posto al limite tra l'area urbana e quella rurale; possibile anche una sua funzione politica, quale segno sacro e tangibile dell'occupazione del territorio da parte di Metaponto contro la vicina Taranto.
Nonostante il degrado naturale causato dall'utilizzo di roccia calcarea per la sua costruzione, l'attuale tempio si presenta in buone condizioni grazie ad un lavoro di restauro iniziato degli anni '60. Durante gli scavi sono stati rinvenuti in loco anche numerosi reperti archeologici in terracotta.


 
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