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Relazione del Prof. Alfonso Falco

Bernalda > 500enario fondazione città (1977) > Atti del seminario di studi:


Atti del seminario di studi

Da Camarda a Bernalda:
una memoria accusatoria settecentesca

Relazione
Prof. Alfonso Falco
Università degli Studi di Bari

A. DA CAMARDA A BERNALDA

1. - Il giorno in cui si celebra un compleanno è sempre un giorno molto importante per il festeggiato. Ed è tanto più augurale e sentito, quanto più è elevato il numero con cui esso compleanno si rappresenta.
Le città sono come gli uomini. Hanno anch'esse un'anima e una data in cui sono nate, e la celebrano e rivivono attraverso la presenza e la partecipazione degli uomini, che ne rappresentano la storia e la vita nella continuità del tempo che scorre, che la modifica, la plasma.
E' questo il caso di Bernalda, per la quale diciamo oggi che si svolgono le celebrazioni per il cinquecentesimo anniversario della nascita, ovvero fondazione.
Manca, però, il certificato di nascita, che andiamo cercando, e che nel nostro caso è sostituito da diversi atti, tutti documenti originali validissimi ed accettabili, ma portati a sostegno di una affermazione che è solo una ipotesi, fondata su una infeudazione avvenuta cinque secoli or sono, per la quale a Berardino de Bernaudo, nel 1496, veniva concessa la signoria su quelle terre da parte di Federico(1) d'Aragona, in quello stesso anno asceso al trono di Napoli (7.10.1496).
Succedeva, Federico(1), al fratello Alfonso II, già altrove definito "braccio armato della monarchia aragonese di Napoli" per il suo più che trentennale impegno militare contro Firenze, Papato, Turchi, baroni ribelli e Francesi, il quale, dopo appena un anno di regno, sia perchè stanco per il continuo guerreggiare, sia perchè inviso al suoi sudditi per la durezza del suo carattere(2), abdicava nel gennaio 1495 ed il 3 febbraio successivo entrava nell'Ordine degli Olivetani, nel chiostro di Mazzara, in Sicilia; ed al figlio dello stesso Alfonso II, quel Ferdinando 11, detto Ferrandino, che però, dopo poco più di un anno e mezzo, ed a pochi mesi dal matrimonio con sua zia dona Juana (3), veniva prematuramente a morte, a soli ventinove anni, per grave consunzione, probabilmente provocata proprio dagli sforzi del lungo periodo di guerre che, particolarmente nei due anni precedenti, lo aveva visto protagonista valoroso, ma sfortunato, anche nella lotta contro Carlo VIII, una parte del cui esercito, quella comandata dal marchese di Montpensier, egli costrinse a capitolare in Atella di Lucania il 20 luglio 1496.
Tuttavia, la storia interna del Regno di Napoli in quel periodo, e quella della Basilicata in particolare, ci suggeriscono un'altra ipotesi di cronologia, suggestiva e non arbitraria, nè infondata, bensì anticipataria della data effettiva e reale di quella fondazione, e neppure contestataria della motivazione che alla città diede il nome; ipotesi che a noi sembra possibile non solo presentare, ma anche validamente sostenere.
Tale ipotesi, comunque, noi vogliamo qui considerarla soltanto come introduttiva di quella più ampia relazione di avvenimenti che hanno visto le città di Bernalda e Montescaglioso ed i Benedettini del Monastero di S. Michele Arcangelo combattersi, materialmente e legalmente, in un contenzioso giuridico-amministrativo che tale scontro ha visto avere inizio fin dalle lontane origini e protrarsi fino ai più recenti giorni nostri, e sempre in alternanza di esiti e vicende.

2. - Terra antica, quella lucana, e terra d' intreccio di civiltà e popolazioni fin da epoche assai remote. Terra dove vestigia di nobili insediamento riportano ad una antica Severiana, non sappiamo se fondata o soltanto ampliata nel terzo sec. d. C. da Alessandro Severo, ma certamente su un più illustre e precedente insediamento greco, per quanto a Montescaglioso si riferisce, per il cui nome ancor dubbio ci sembra se ci si debba riferire ad un, per noi, più probabile etimo mons scabiosus (scabro, ruvido, rugoso), tale aggettivo più confacentesi, riteniamo, con le caratteristiche fisiche di quel territorio, che non ad un mons caveosus, che è quello che appare comunemente usato nella documentazione esistente in lingua latina, ma che solo indicherebbe la presenza di cavità, che pur sono numerose in tutta la regione, ed al quale territorio diedero poi lustro, anche culturale, gli insediamento monacali dei Benedettini cassinesi del monastero di S. Michele Arcangelo, detto anche puteale, più direttamente interessati alle vicende giudiziarie, e quelli dell'altro ramo dello stesso ordine di S. Benedetto, quello dei Cistercensi (4) della Badia di S. Angelo, del versante appenninico tra il Bradano e la gravina di Matera, entrambi tanto antichi da necessitare interventi strutturali e rifacimenti fin dal sec. XI.

3. - Ci sia tuttavia qui consentita una opportuna digressione, resa, a nostro avviso, necessaria sia per ristabilire una certa verità storica, sia per restituire piena efficacia, anche giuridica, ai tanti atti che seguirono e che potrebbero essere o apparire nulli, compresi quelli di infeudazione, tra i quali si include quello a beneficio del de Bernaudo; invalidazioni e nullità derivanti dai cennati episodi di storia interna del Regno, le cui radici sarebbero da ricercare nella instaurazione stessa di quella monarchia a Napoli Procediamo, dunque, ad un riesame delle varie fasi che ne caratterizzarono la instaurazione e lo sviluppo tra il 1442 ed il 1460.
Senza dare al fatto importanza maggiore di quanta in realtà ne meriti, rileviamo che solo trattasi di una lieve incoerenza cronologica I' aver detto il dott. Iurilli (5) che Ferdinando I. < eccelse per la somma istituzione del S. R. Consiglio (detto anche di Santa Chiara) ... Trascorse un lungo lasso di tempo (dal 1442) epoca in cui cade, tra l'altro, la costituzione del S.R.C., al 1774) .... >, incoerenza consistente nel fatto che Ferdinando fu re di Napoli solo dal 1458 e che nel 1442 in quella città Alfonso non era ancora entrato.
Dobbiamo, invece, più attentamente soffermarci sulla presunta illegittimità successore di Ferdinando, per le conseguenze giuridiche che essa comporterebbe nel tempo.
Nella detta puntuale e riccamente documentata relazione, scrive il dott. Iurilli che Ferdinando I° d'Aragona (1458-1494) < per essere figlio naturale di re Alfonso d'Aragona non poteva succedere al trono del regno delle Due Sicilie>. Infatti:
<Papa Eugenio IV dopo il concordato del 15 luglio 1443 spedì da Siena una bolla ad Alfonso d'Aragona con la quale non solo gli concesse l'adozione della regina Giovanna II (Summonte, III, 201), lo investì anche del regno con clausola però.. che " Nullus succedat, qui non fuerit ex legittimo matrimonio procreatus">.
< E papa Callisto III, succeduto ad Eugenio, seguendo le orme del suo predecessore, non solo confermò la non successione nel regno in favore di Ferdinando, ma ritenne questi nè figlio legittimo, nè naturale del defunto re Alfonso, accoppiando così agli ostacoli, anche l'oltraggio ... Dichiarò quindi successore Giovanni di Durazzo a favore del quale la Regina Giovanna II aveva revocata la precedente adozione fatta in persona di Alfonso; e sciolse dal giuramento di fedeltà verso Ferdinando tutti i baroni..>.
<Sorvolando intorno alla valutazione se Ferdinando I° d'Aragona sia stato o no figlio di Alfonso; -continua Iurilli- sulla circostanza che papa Callisto più del papa Eugenio IV poteva conoscere il vero stato dei fatti per essere stato l'educatore di Ferdinando I°; e che il regno delle Due Sicilie malamente era considerato feudo della Chiesa, una sola cosa è certa: per diritto salico alla successione dei regni non potevano pervenire i figli illegittimi dei sovrani; ond' è che se "illegittimo era il dominio di Ferdinando I° nel regno delle Due Sicilie, parimente sono da stimarsi nulle tutte le concessioni in feudum, fatte dal succennato re, e quindi prive di qualsiasi effetto ,giuridico dovrebbero ritenersi le concessioni confermate o fatte dai dinasti successivi al re Ferdinando I° " in quanto le stesse ... traggono origine dall'anzidetto re per la nota massima dei giureconsulti "quod nullum est, nullum producit effectum"; e per tanto le università divenute feudi andrebbero stimate prive della configurazione giuridica assunta con l'infeudazione stessa, così come andrebbe a stimarsi il Casale di Camarda, rimasto tale anche dopo l'avvenuta infeudazione a Bernardo de Bernaudo...

4.- Tali sarebbero oggettivamente le conseguenze delle precedenti considerazioni, se queste dovessero essere accettate così come esposte.
Altre considerazioni, invece, sembra a noi si debbano fare quando andiamo a seguire con altra puntualità lo svolgersi degli avvenimenti che portarono Ferdinando I° sul trono di Napoli.
Alfonso, precorrendo i tempi e le bolle pontificie, dichiarò Ferdinando suo successore nel parlamento riunito a Napoli nel 1442 e nella chiesa di S. Gregorio Armeno gli conferì l'investitura del ducato di Calabria. In seguito, nel 1443, nella controversia con il Papato, sostenuti i suoi diritti da Lorenzo Valla nella "De falso credita et ementita Constantini donatione declamatio" contro Eugenio IV, alleato del suo rivale Renato d' Angiò, patteggiò con quel Papa il consenso alla successione, ottenendone il 6 luglio di quello stesso anno la conferma alla investitura ducale e l' anno dopo, il 1444, con il riconoscimento della legittimità, il diritto ad ereditare la corona, sotto la specie della considerazione che: "Illegittime genitos,quos morum decorat honestas, natura vitium minime decolorat"(6).
Ad Eugenio IV (lo spagnolo Gabriel Condulmer, 1431-1447) non successe come pontefice Callisto III, bensì Niccolò V (Tommaso Parentucelli da Sarzana, 14471455), il quale confermò tutte le concessioni prececlenti. 1 dissapori con Callisto 111 (Alfonso Borgia(7) 1455-1458), spagnolo anche lui, come Eugenio IV, erano di antica data e si accrebbero a dismisura nell' ottobre del 1457 per i tentativi di Lucrezia d' Alagno, l' amante vergine di Alfonso d' Aragona, di ottenere l' annullamento del matrimonio di Alfonso con la regina Maria (8), tentativi ai quali papa Callisto reagì con estrema violenza, grandi essendo la sua stima e riconoscenza per quella grande regina, che lo aveva aiutato nella sua ascesa al trono di S. Pietro, ma che nascondeva anche una più personale motivazione, quale era il suo desiderio di mettere sul trono di Napoli un suo nipote.
La sopravvenuta morte di papa Callisto (6 agosto 1458), poco più di un mese dopo quella di Alfonso (27 giugno 1458), permise il superamento di tali impedimenti e tutte le divergenze e difficoltà che ostacolavano l' ascesa di Ferdinando al trono di Napoli furono risolte con il riconoscimento da parte del successore di Callisto, il grande umanista EneaSilvio Piccolomini, col nome di Pio II, il quale, con la clausola "salvo più validi diritti altrui", revocò le bolle di Callisto, e, in cambio del pagamento dei tributi arretrati dovuti al Papa e della restituzione di Benevento e Terracina alla Chiesa, il 14 febbraio 1459 lo fece incoronare nella Cattedrale di Barletta dal suo personale legato, il cardinale Latino Orsini.
Che Ferdinando I possa non essere stato affatto figlio di Alfonso è stato variamente ipotizzato ed il dubbio fu manifestato anche dall' altro Papa, il cardinale di Venezia PaoloII Barbo, in pubblico concistoro nel 1466, ed è stato sostenuto anche agli inizi di questo secolo(9).
A conferma, tuttavia, del carattere 'enamoradizo' di Alfonso, egli è ritenuto frutto degli amori di Corte, a Valencia, dove nacque nel 1423 (altri opinano intorno al 143 1), tra Alfonso ed una dama di Corte della sterile regina Maria, dona Margarita de Wijar, di probabile parentela con la famiglia dei duchi di Hìjar, mentre altri hanno attribuito tale maternità alla infanta dona Catalina, sorella del re Juan II di Castiglia e cognata di Alfonso per averne sposato il fratello D. Enrique, ben nota a Corte per i suoi capricciosi amori (10). Altri ancora I' hanno ritenuto figlio di Alfonso e della gentildonna Giraldonna Carlino, moglie di Gaspar Reverter di Barcellona.
Per tutte queste attribuzioni di maternità, comunque, da ritenersi che più interessata e indubbiamente la meglio informata in proposito debba essere considerata la regina Maria, che, per tale motivo, si dice abbia fatto uccidere dona Margherita de Hìjar(11).

5.- Divenne, dunque, il de Bernaudo signore di quelle terre: Montis acuti et Camarde, recita un documento del 1501.
E' comunemente accettato che un precedente insediamento si trovasse a poco più di un chilometro dall'abitato, in località San Donato, oggi inglobato nella città di Bernalda.
Aveva nome Camarda. Forse dal greco, camara lat. camara, camera, con suffisso onomastico per geminazione, di provenienza medievalebizantina: camarda ' tenda o abitazione con tetto a volta', toponimo che ricorre anche altrove nell' Italia meridionale, dall' Abruzzo (prov. dell'Aquila) alla Sicilia, e che in Basilicata vede ad altre due contrade attribuito lo stesso nome, nei pressi di San Nicola di Melfi: Camarda nuova e Camarda vecchia.
Una caratteristica che unisce queste località è quella di essere insediate in prossimità di fiumi o torrenti, come questa di Bernalda e come quella dell'Aquila, che, è situata su una collina, in vicinanza del torrente Roiale, tra il fianco meridionale del Gran Sasso e la valle dell' Aterno, posizione e condizioni che ci ricordano anche le caratteristiche della vasta e pianeggiante regione della Camargue francese, tra i due bracci del Rodano.
L' insediamento fu elevato al rango di pago (1 2) da Umfredo d' Altavilla (+ 1057), terzo di quei tre figli (13) del piccolo feudatario francese Tancredi di Hauteville-le Guichard, che, passati in Italia, qui fecero la loro fortuna, perchè, aiutando alcune città nella loro lotta contro i Bizantini, ottennero i territori di Ascoli Satriano e Venosa, e poterono poi ampliare i loro domini, fino a diventare conti di Puglia e quindi, dal 1059, con I' altro fratello, Roberto il Guiscardo, ottenere la stessa regione col titolo di Duca.
L' incremento della popolazione, probabilmente collegato ad una accresciuta importanza economico-strategica dell' agglomerato, fece sì che I' antico pago divenisse un casale (14) nel territorio di Montescaglioso, sul quale, però, ben presto dovettero addensarsi nubi di decadenza, e non solo economica, tanto che nella seconda metà del sec.XV il luogo e perfino I' aria venivano considerati poco salubri.
Era questa la condizione giuridica del casale di Camarda, nel territorio di Montescaglioso, quando, a premiare la fedeltà del Duca di Andria, Francesco Il Del Balzo(1 5), alla causa della monarchia aragonese durante la prima ribellione dei baroni, Ferdinando I favorì le trattative per il matrimonio di Pirro, figlio del Duca, con Maria Donata Orsini, figlia di Gabriello Orsini, duca di Venosa, la quale portò in dote al Del Balzo le contee di Montescaglioso e Copertino, facenti parte del Principato di Altamura.
Siamo, con tali avvenimenti, negli anni intorno al 1470. Pirro Del Balzo decide interventi importanti nella contea e tra questi la ricostruzione del casale di Camarda, spostandolo però in luogo più salubre e dal precedente sito distante poco più di un chilometro.
Gli avvenimenti dei primi anni del 1480, con la seconda ribellione dei baroni, che videro coinvolti tra i congiurati i più illustri e potenti feudatari del Regno, tra i quali lo stesso cognato di Ferdinando, Mariano Marzano, duca di Sessa e principe di Rossano(1 6), segnarono anche la fine del ramo andriese della famiglia Del Balzo e Pirro finì i suoi giorni nelle segrete di Castelnuovo nel 1487. Parte dei beni confiscati al Del Balzo, tra i quali la contea di Montescaglioso, passò a Federico, secondogenito di Ferdinando, e da questi, come detto, a Berardino de Bernaudo, suo segretario, che all' antico e già spostato casale di Camarda cambiò il nome e gli diede il suo: Bernalda.

6.-Diventato così autonomo 'per infeudazione' il casale di Camarda -Bernalda vedeva la sua autonomia estendersi fino a comprendere anche il corrispondente demanio reale.
E fu tale estensione dell' autonomia a costituire il motivo più importante atto a provocare tutte le future divergenze e contese tra le due Università di Montescaglioso e Bernalda, unicamente ai particolari diritti che in tali rapporti subentravano per la esistenza di particolari benefici di cui godevano i due Monasteri che abbiamo già citato, divergenze e contese che trovano ulteriori motivazioni nella non sempre chiara e precisa indicazione dei confini e limiti fissati per la contea di Montescaglioso e I' altra Università anche nei documenti ufficiali. Punti di dubbia e oscura interpretazione che sono presenti già nel primo e più importante di questi documenti.
Appena preso possesso della contea di Montescaglioso, Federico dà mandato al notaio Riccardo Caposanto di Andria di compilare un Inventario, che viene redatto nel 1489, nel quale troviamo molteplici indicazioni di confine, che si riferiscono a quelli che erano i limiti che nell' epoca costituivano la contea di Mons Caveosus, e nel quale notiamo che una sola volta viene indicata la terra della attuale Bernalda:...... Item habet dieta Curia defensam aliam, in dieto territorio nominatam la Camarda in quo ad praesens habitant vaxalli, et in ea utuntur pro ut existit concessum per Privilegia ciusdem Illustrissimi Domini Principis, et vendi solet per dimidia quolibet anno cum consensu Capitanei dictae terrae per Erarium ejusdem plus offerenti, quae tamen tota dieta Defensa iis finibus limitata est, incipiendo a Vallone S. Angeli de la Vena, et vadi per alium vallonem sursum versus septentrionem usque ad alium vallonem versus stirpinam, et iuxta locum nominatum la Defensa de la Vinella, et inde usque ad viam, quae dicitur de Pistizzo, exit ad Serram de Vetrana et discurrit ad locum, qui dicitur lo Canale de lo Precoco de S. Angelo, et usque ad flumen Basenti et revertitur ad supradictum Vallonem S. Angeli.".
Da tale descrizione ci sembra importante mettere in evidenza due dati che possono chiarire alcuni dei motivi che provocarono i dissapori tra le varie comunità, civili e dei Monasteri:
6.1.-Il documento fa riferimento a Privilegi concessi dal Principe, allora utile padrone della Università, alla Curia di Montescaglioso, privilegi che in genere consistevano nella concessione agli abitanti delle Università interessate del diritto di 94 usare, usufruttuare, praticare e gaudire con i loro bestiami e bovi " nell' ambito delloro tenimento "non pagando gabella nulla, nè doana, ne angaria" ed inoltre " il diritto di acqua ed erba " con la proibizione di apportare innovazioni di qualsiasi natura.
6.2.-I non residenti, viceversa, erano tenuti a concordare il pagamento di un diritto fissato "cum licentia Capitanei" per quelle stesse prestazioni di cui innanzi.

7.- Nell' esercizio e nell' uso di tali privilegi, spesso sfocianti nell' abuso, i rapporti tra le due Università si vanno sempre più deteriorando, e diventano ancora più tesi anche per improvvido quanto violente reazioni.Tuttavia sembra poi prevalere la ragione e si giunge ad un primo tentativo di amichevole composizione e definizione dei contrasti, realizzando una prima ufficiale convenzione il 3 febbraio 1515, nella quale risulta già effettivo il nome di Bernalda.
Precisa, tale convenzione, anche limiti e confini dei territori molto più puntualmente di quanto non lo fossero nel precedente Inventario del 1489, rifacendosi anche, in certo senso e misura, all' intervento di Pirro del Balzo: "Nel qual territorio descritto, e pertinente della detta terra di Montescaglioso ci è compresa, sita e posta la difesa della Camarda, la quale è terminata e finita dalli termini e fini seguenti, videlicet: "Quando si viene dallo Vallone di S. Angelo dell' Avena, ed ascende per detto Vallone per lungo spazio, e dopio la suddetta valle, ed ascende al fronte della Stirpina (detta Torrone) verso I' Avenella, ed a detto fronte ascendendo per dritto, viene ad un lago grande che si dice lo lago delle Cerze, e da detto lago ascendendo verso Camarda e per detto Vallone, sempre ascendendo per lo corrituro di detto Vallone per fino al passo dello Inchiancatore, e da detto passo traverso la via che va a Serra Vetrano, e fino all' ultimo di detta terra, donde appare il Basento ... e discendendo per detto Canale refere al Basento ... discende dove pone capo... detto Vallone di S. Angelo dell' Avena primo confine, la quale apportata dalla difesa di Camarda, si vendeva ... con riserbazione degli uomini e cittadini di Montescaglioso n' avessero di tagliare legname costiere, frutti silvestri ... esenti da ogni natura di paga~ mento per essere dentro il territorio di Montescaglioso; dopo per lo predetto Sig. Ill.mo Principe Pirro de Baucio essa difesa di Camarda fu ridotta in cultura a demanio e lì fè I' abitazione di mille case, e di uomini e donne di loro famiglia, che concorsero in detta difesa per la comodità del detto luogo, e fatto il casale e ridotta ad abitazioni si chiamò Camarda dal nome di detta difesa, ovvero così anticamente detto casale S' avesse chiamato per edificio antico che in quella appariva concedendogli il detto sic,. Principe Pirro agli abitanti di detto luogo e Casale solum un luogo per difesa dei loro bovi domiti, la quale si termina e confina secondo quo sequitur...... (17).

8.- Non sembra, a noi, improbabile che il ripetuto e continuo deteriorarsi dei rapporti tra i vari fruitori dei Privilegi e, successivamente, dei benefici del precedente accordo ed ancora poi degli altri che seguirono, possano essere dipesi da due ordini di motivi, che inevitabilmente dovevano rappresentare elementi e momenti di frizione pronti a sfociare in reazioni incontrollate ed esasperate:
8.1.- Incomprensioni derivanti dalle differenze di denominazione dei luoghi da parte dei diversi interessati, come è il caso di:
8.1.a) Vallone della Camarda, denominazione usata dagli abitanti di Montescaglioso e dai PP. Benedettini del Monastero di S. Michele Arcangelo, per indicare quello che i Bernaldesi chiamavano Vallone della Lama.
8.1.b) Sentiero esistente sul fondo di tale Vallone, procedente da Bemalda, che i Bernaldesi chiamavano Vuccolo della Lama delle Vigne, mentre per i PP. Benedettini era la Carrara della Rena.
8.1.c) Esistenza, di fronte al detto sentiero, di un non meglio identificato oliveto, che, pur essendo di proprietà dell' arciprete di Bernalda, rappresentava una 'enclave' nel territorio del Casale dell' Avenella, le cui rendite erano di pertinenza dei detti PP. Benedettini.
8.1.d) La mancanza di precisi termini lapidei che indicassero i limiti territoriali.
8.2. I Bernaldesi rivendicavano I' appartenenza al demanio comune di parte dei territori posti tra il Vallone di Camarda, un non meglio identificato e definito passo dell' Inchiantatore e la zona di Serra Vetrana.

9.- Si scontravano così gli interessi sia delle due Università che quelli dei PP. Benedettini del Monastero di S. Michele Arcangelo, prima, e dei PP. Benedettini della Badia di S.Angelo, poi.
Malgrado questo particolarmente dettagliato accordo tra le due Università, i rapporti si inasprirono ancora, e molto presto, e nella contesa si inserì il detto Monastero di S. Michele A. per il possesso ed i diritti di un altro Casale, quello dell' Avenella, i cui confini erano stati già delimitati nell' inventario del 1489, ad indicare i quali concorreva anche una via pubblica che, proveniente da Pisticcci, portava a Santa Maria de Vetrana (o dell' Avetrana), vicino alla quale si trovava il termine grande indicato con il nome di Inchiantatore, Casale che a sua volta era anche crocevia della strada che da Bernalda portava alla Lama delle Vigne.
Anche questa volta i contendenti raggiunsero un accordo,che fu siglato l'8 marzo 1520, nel quale furono inserite le seguenti clausole attributive:
9.a) I' Università di Bernalda conservava i diritti di pascolo nei territori compresi tra il Vallone di Sant' Angelo fino al lago dell' Ulmo, il Vallone di Santa Maria della Mendolara fino a San Biagio (Blasio) ed al piccolo territorio del detto San Biagio, e dallo stesso fino alla Cripta della Salzella e da qui fino al Basento;
9.b) il Monastero dei Benedettini di San Michele Arcangelo si vedeva riconosciuto il possesso della Difesa dell' Avenella con il Vallone di S. Angelo dell' Avena come confine dell'Avenella e salendo il Vallone, andando contro corrente per il braccio sinistro, secondo i Benedettini, per il braccio destro, secondo i Bernaldesi, si trovavano i tre titoli di confinazione, il terzo dei quali interessava i Benedettini Cistercensi della Badia di S.Angelo;
9.c) le due Università ed il Monastero usufruivano in comune del diritto di abbeverare gli animali immessi sia nel demanio che nella difesa;
9.d) tutto ciò che era al di fuori di quella difesa diventava libero demanio delle parti;
9.e) nessuna decisione veniva presa, e quindi impregiudicato rimaneva il diritto sugli altri demani.

10.-Non vogliamo qui inoltrarci, anzitutto per nostra incompetenza, in questioni giuridiche relative ai diritti di filiazione, organizzazione, teorie e competenze delle locali amministrazioni ed ai diritti di sfruttamento dei beni in essi territori presenti. Studio, d'altra parte, già puntualmente presentato dal più volte ricordato dott. F. Iurilli, anche con dovizia di particolari provenienti dalle diverse fonti e da teorie enunciate da esimi studiosi, spaziando dalla definizione del Ducange, alle opere del Pecori, Capobianco,Tappia, Sanfelice, Pignatelli, ecc. Resta, tuttavia, la considerazione che la varietà delle teorie e delle interpretazioni, I' osservazione che lo smembramento di un feudo non costituiva la perdita dei diritti comuni da parte dei naturali, i quali conservavano sempre I' uso civico, e che la separazione costituiva soltanto un esito giurisdizionale, mai privazione di un pieno godimento del bene comune.
Furono, in effetti, tali problemi intepretativi da parte delle Università interessate che portarono a quella controversia che ha visto le due Università ed i Monasteri contendersi uso e possesso dei territori per ben cinque secoli e ci dà modo di presentare questo poco o affatto conosciuto ulteriore scontrci,anche armato, che dal 1734, e per alcuni anni caratterizzò i rapporti di Bernalda con, nel nostro caso, il Monastero dei Benedettini di S. Michele Arcangelo di Montescaglioso.
Altre sentenze furono pronunciate, altri interventi effettuati, altri accordi raggiunti nel 1535, 1578, 1648, 1684 ed altri ancora se ne sono avuti fino ad oltre la metà di questo nostro secolo. Ma tutto ciò non è materia di cui vogliamo parlare. Intendiamo solo di riferire quello che fu un altro momento travagliato nella storia secolare di Bernalda, momento che è pur sempre da ricordare, perchè appartiene alla vita di questa città e dei suoi cittadini.

11.- Non senza motivo abbiamo accennato ad un "poco o affatto sconosciuto scontro, anche armato,..." che per altri lunghi anni vide combattersi le Università ed i Monasteri di cui trattiamo e che, nel caso in riferimento, vide I' Università di Bemalda rivolgere istanza in vertenza penale al 'Regio Consigliario Sig. Domenico d'Almzaro Commissario'.
Nel documento n. IX del 22 febbraio 1717 (lurilli, p. CXXXXIII) troviamo riportata la richiesta d' intervento dei Bernaldesi perchè fossero rispettate le clausole, passate in giudicato, della sentenza del S. R. C. del gennaio 1579, e con richiamo ad altre del 1694, disattese ed impedite, in quel tempo cui fa riferimento la richiesta, da parte del Marchese di Montescaglioso, con l'aggravante di commettere <diverse rappresaglie propria authoritate>, come ha fatto ultimamente, con essere entrati i Guardiani del medesimo sin nei territori della Terra di Bemalda a carcerare due cittadini della medesima, e condurli nelle carceri di Montescaglioso. E perchè da tutto questo potrebbero nascere maggiori inconvenienti mentre alli supplicanti è lecito, annata manu, mantenersi nel possesso nel quale si ritrovano. Perciò ricorrono da Vostra Signoria a provvedere, non solo a che si diano gli dovuti ordini dell' escarcerazione dei suddetti due Cittadini di Bernalda, ed il gastigo di tutti li delinquenti, ma anche acciò in esecuzione degli altri ordini e sentenze del Sacro Regio Consiglio li supplichiamo siamo mantenuti nel possesso di acquare, lignare, pascolare ed altro in tutti il Territori della detta Terra di Montescaglioso.... senza che il medesimo Marchese di Montescaglioso possa in quelli fidare animali di forastieri,ut Deus"..
Ottennero i Bernaldesi le soddisfazioni richieste, ma non terminarono i contrasti.
Qui, tuttavia, si ferma la documentazione del dott. Iurilli, facendosi nel dispositivo un riferimento ad un decreto la cui data è precedente a quella della richiesta: 13 luglio 1716, e la cui copia estratta e collezionata reca la data del 22 gennaio 1745.

12.- La ripresa della documentazione nella più volte ricordata Relazione è presentata in un documento-sentenza della Commissione feudale di Montescaglioso del 6 giugno 1809, nella cui stesura notiamo, anzitutto, che non riguarda I' Università di Bernalda, ma che la vertenza era sorta tra il Comune di Montescaglioso e il Monastero di S. Michele Arcangelo, il quale ultimo, pur affermando di avere documenti probanti i propri diritti sul territorio per diplomi della contessa Emma Maccalvo del 1 1 19 e variamente confermati da Federico II (1 223), Federico 1 d' Aragona (1 498) e Ferdinando il Cattolico (1 507), solo erano state esibite delle copie, non gli originali richiesti, e ciò fino al 1768, documenti che in seguito furono dichiarati falsi. Si osservò anche, facendo riferimento ad una sentenza del 1744, che doveva essere andato disperso il fascicolo contenente i documenti relativi ad un processo che <..dovrebbe contenere I' attitazione tra il 16 settembre 1737 ed il 16 settembre 1767>.

13.- Tutte queste vertenze sembrano, tuttavia, sempre intersecarsi, perchè sempre gli stessi sono i motivi che danno loro origine: fruizione dei vari privilegi sui quali si reggono i rapporti tra quegli interessati.
Ed è, infatti, uno di questi momenti e documenti che proponiamo all' attenzione di questa comunità e che trova la propria origine in un episodio che, a parti invertite, ci riporta a rappresaglie armate e carcerazione di cittadini della parte avversa.
La parte accusatoria, in questa occasione, è sostenuta da Domenico Antonio d'Avena(18), per conto del Real Monastero dei PP. Benedettini della Città di Montescaglioso contro l'Università di Bernalda.
Le date e le caratteristiche delle formulazioni accusatorie e di tutti i dati che si presentano in esso documento sembrano metterlo in diretto contatto con quella parte processuale messa in evidenza nel ricorso di Bernalda contro il Marchese di Montescaglioso, e che non è difficile considerare continuazione della rappresaglia ed estensione nei confronti non della sola comunità civile, ma in particolare di quella religiosa, nei diritti e nei privilegi dei PP. Benedettini di S. Michele Arcangelo. Denuncia, infatti, il d'Avena che <Stando il Real Monistero de' Rever. Padri Benedettini della Città di Montescaglioso nel pacifico e quieto possesso della sua difesa dell'Avenella..".; alcuni Bernaldesi con violenza andarono nel mese di Settembre del 1734 a devastarla de fatto, ed incontanentemente a' 25 del medesimo mese la Università di Bernalda comparve nel S.C. domandando la manutenzione del possesso de' suoi luoghi demaniali..>Naturalmente i PP. Benedettini si muovono a loro volta contro i Bernaldesi e < ne ferono per tal violenza ricorso nella G. C. della Vicaria in criminalibus..>.
A svolgere le indagini sul caso fu delegato il Consigliere D. Trojano de Filippis, Giudice di Vicaria.
Le argomentazioni portate dal d' Avena si riassumono in tre punti fondamentali:
13.1.Dimostrazione che le violenze sono avvenute all' interno dei territori di pertinenza dei RR.PP. Benedettini.
13.2. La inesattezza dei confini che i Bernaldesi attribuiscono ai territori di loro pertinenza.
13.3. Spese e danni da addebitarsi alla Università di Bernalda e della pena in cui sono incorsi i Bernaldesi per gli eccessi e gli attentati commessi.
La memoria accusatoria del d' Avena eccelle soprattutto nella puntuale ricostruzione di quelli che si devono considerare i limiti e confini dei territori danti causa alle continue controversie di cui abbiamo finora parlato. Ciò malgrado non possiamo non osservare che, anche nei tempi recenti da noi citati, le varie conclusioni dei giudicanti non si sono mai risolte in sentenze definitive e chiare per le mai univoche indicazioni della già ricordata nomenclatura territoriale e per gli effetti dei tentativi di forzature interpretativi operati dagli interessati al fine di ottenere un verdetto per loro positivo.
Non sappiamo come questa controversia, che si pone al centro di quel vuoto, sia pur parziale, che, nella documentazione del dott. Iurilli, abbiamo indicato esistente tra il 1716 ed il 1809, sia stata giudicata dalla G. C. della Vicaria, perchè il nostro documento rappresenta solo la parte espositiva dei fatti e le richieste della Comunità benedettina, ma non vi compare la sentenza emessa dall'organo giudicante.
Rappresenta, tuttavia, il documento, un ulteriore momento della storia infinita di questa secolare controversia, che il lungo volger del tempo, operando anche il ricordato cambio nella denominazione dei luoghi variamente citati nei documenti a sostegno di ciascuna delle parti, rende sempre più oscura e tale da difficilmente far prevedere la possibilità di ulteriori interventi chiarificatosi o reperimento di più ampia ed auspicabile esaustiva documentazione.
Presentiamo e pubblichiamo, dunque, il documento, tal come lo abbiamo ritrovato nella Biblioteca Nazionale Sagarriga Visconti di Bari, in una miscellanea coeva di notevole interesse per la sua ricchezza documentale, che abbraccia ben quattro secoli di storia del Regno di Napoli.
Alla Biblioteca stessa esprimiamo il nostro più sentito ringraziamento per la sensibilità e disponibilità con cui è stata accolta la nostra istanza di pubblicazione.

Note.
1. Federico I(Napoli, 1451-Tours,1504). Secondogenito di Ferdinando e Isabella di Chiaromonte, visse molti anni in Francia, ove, verso la fine del 1478, a conclusione di un ben definito e concertato disegno di politica matrimoniale, tendente a favorire il ritorno del Rossiglione a Giovanni d'Aragona, si sposò con Anna di Savoia, nipote del re Luigi XI, il quale, egli stesso desideroso di chiudere il contenzioso di frontiera con gli Spagnoli, dotava Atina del Rossiglione, oggetto dei contrasti, e nel capitolo matriiìioiìiale accettava la clausola (o perfino la suggeriva) che Federico avrebbe potuto venderlo al re d'Aragona. In quel tempo, inoltre, si diceva anche che il padre lo aiutasse con notevoli mezzi finanziari ad acquistare in Francia feudi per stabilirvisi come un qualsiasi altro nobile di quella nazione. Sembra, altresì, che Giovatini II d'Aragotiafosse a conoscenza ed approvasse tale soluzione. Vedovo nel 1482, ritornò a Napoli e nel 1486 sposò Isabella del Balzo, figlia di Pirro, duca di Andria.
Durante la seconda ribellione dei baroni, fatto rapire dal principe di Taranto, respinse l'offerta della corona di Napoli, restando fedele al padre ed al fratello, e contro i ribelli combattè poi riconquistando Gaeta. Dopo il trattato franco-spagnolo di Granada (1500), che portò alla spartizione del regno di Napoli, piuttosto che l'interessata insincera ospitalità offertagli dal falso amico e parente, preferì l'esilio presso il nemico dichiarato e in Francia (1501), a Tours, accettò la contea del Maine (Angiò) con una rendita di trentamila ducati in cambio dei suoi diritti sul regno di Napoli.

2. Le sue prime esperienze militari le aveva fatte in Calabria, all'età di 14 anni, contro i baroni ribelli, combattendo sempre in prima fila e sempre dimostrando un indomito coraggio, che mai lo abbandonò per gli oltre trent'anni di lotte che lo videro protagonista in quasi tutte le regioni d'Italia. Rude soldato, incapace di qualsiasi forma di diplomazia, nel giorno della sua morte fu scritto di lui "e si pò dire essere morto lo Dio de la carne " e fu anche definito " malo omo, distruggitore di casa sua".

3. Figlia di un' altra Juana, quella di Aragona, figlia di Giovanni II, fratello minore di Alfonso I, che, destinata dapprima a sposare Federico, divenne, invece, seconda moglie di Ferdinando I

4.Traggono il nome dalla città di Citeaux, in Borgogna, lat. Cistercium, lat. mediev. Cisterciens

5. Iurilli: Documentazione e Considerazioni storico-giuridiche nel contenzioso: Comune di Bernalda contro Comune di Montescaglioso, Consulente Dott. Prof. F. Iurilli, 1955, per il Commissariato Regionale Usi Civici di Bari, 1955.

6. Daniele Giampietro, Un registro della Biblioteca Nazionale di Parigi,< A. S. P. N.>., Anno IX, Fasc. I, 1884, p. 61.

7. In Spagna era stato segretario particolare di Alfonso e precettore di Ferdinando; fu poi, fino al 1444, Presidente del Sacro Real Consiglio di Napoli.

8. A. Falco, Canti per Lucrezia d'Alagno, l'amante vergine di Alfonso d'Aragona,. La Nuova Ricerca.,< Aiuto IV ii.4, Bari, 1996, pp. 212-213. 8. >

9. A. Messer, Le codice Aragonese, Paris, 1912.

10. A Charles Ambrun, Le chansonnier espagnol d'Herberay des Essarts, Bordeaux, 1951, p. XCII.

11. A. Falco, o. c. , nota n. 46, p. 210.

12. Lat. pagus 'villaggio rurale'

13. Guglielmo, Dragone e Umfredo. In Italia passò anche il quinto dei fratelli, che fu il più noto di tutti: Roberto, detto il Guiscardo.

14. Agglomerato urbano di importanza maggiore rispetto al rurale pagus e dotato di una certa autonomia. I Casali seguivano le vicende della madrepatria, salvo quando se ne staccavano, come nel caso di Camarda-Bernalda.

15. La presenza di questa famiglia in Italia risale alla seconda metà del sec XIII, sin da allora svolgendo un ruolo di protagonista di primaria importanza in tutti gli avvenimenti che caratterizzarono la vita politica del regno di Napoli nei secoli XIV e XV. Dalla originaria Provenza, dove nel 1120 Raimondo de Blas (o de Baux) sposa Stefanetta, figlia secondogenita di Gariberto, conte di Provenza, scendono in Italia, al seguito di Carlo d'Anjou, copi Barral Del Balzo (o de Baucio), il quale nel 1277 diventa conte di Avellino. Tra i successori si distinguono Bertrando, signore di Sqillace e Montescaglioso, che nel 1308 sposa Beatrice d'Anjou, figlia di Carlo II e vedova di Azzo d'Este, signore di Ferrara, la quale gli porta in dote la città di Andria, prima Contea e poi Ducato. Nel corso del sec. XIV i destini dei Del Balzo si fondono con quelli degli Orsini per il matrimonio di Sveva del Balzo, nipote di Barral, con Roberto Orsini, conte di Nola. Il ramo di Andria si distinse maggiormente. Al conte Bertrando, senatore e Vicario di Roma per Roberto d'Anjou nel 1323 e capitano generale in Toscana nel 1326, successe (1351) il figlio Francesco I, primio duca di Andria, la cui figlia Antonia, avuta in seconde nozze da Margherita d'Anjou, figlia del principe di Taranto, Filippo Orsini, andò sposa a Federico III d'Aragona, re di Sicilia. Si oscurò la loro stella durante il regno di Giovanna I di Napoli, ma la casa accrebbe i suoi possessi con l'eredità del ramo di Avellino passata a suo fratello Guglielmo. Si riconsolida il prestigio con Francesco Il, che parteggiò sempre per Alfonso d'Aragona, a ciò contribuendo anche il matrimonio di sua cognata Isabella di Chiaromonte (sorella di sua moglie Sancha di Copertino) con Ferdinando, erede di Alfonso. Durante la prima ribellione dei baroni subì l'attacco e l'assedio di Andria da parte di Antonio Orsini, principe di Taranto, ma Ferdinando lo ricompensò con alcune terre confiscate all'Orsini e l'incarico di Gran Connestabile, passato poi a suo figlio Pirro, la cui figlia Isabella sposerà Federico I, ultimo re aragonese di Napoli.

16. La grave inimicizia insorta tra Ferdinando ed il Marzano (Principe di Rossano) è da attribuire ai sospetti di incestuosi amori tra lo stesso Ferdinando e la propria sorella Leonora, moglie del Marzano.

17. F. Iurilli, Documentazione citata, pp. 18-21: Copia intercoetera di Istrumento tra l'Università di Bernalda e quella di Montescaglioso confetta nell'anno 1515.

18. D'Avena Domenico Antonio, Per il monastero di S. Michele Arcangelo dei Benedettini di Montescaglioso contro la terra di Bernalda, Napoli, 1743. Fatto e ragioni a pro del Real Monistero di S. Michele Arcangelo dei PP. Benedettini della città di Montescaglioso contro Bernalda la Università, ed uomini della Terra di Bernalda. Commessario il Dottissimo Regio Consigl. Sig. D. Vitale de Vitale. In Banca di Buonocore. Presso lo Scriv. Tomaso de Magistris. (testo rivisto dall'autore)

 
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