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Convento di San Francesco

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Chiesa e Convento di San Francesco - d. 1586



Resti della cisterna del Covento di San Francesco - d.1586

(foto N.Colucci)


Testo di Franca Digiorgio

Nei secoli XVI e XVII la presenza religiosa a Bernalda si arricchì dei Frati Francescani Conventuali prima, e dei Riformati poi.
Il primo insediamento francescano avutosi a Bernalda fu il Convento di S. Francesco di Assisi dei P.P. Conventuali, costruito probabilmente dopo il 1586, in quanto non risulta dall’elenco del P.M. Pietro Rodolfo da Tossignano (m. 1601), comunque sulla facciata di un corpo di fabbrica di pertinenza del convento è incisa la data 1601. Fu abbandonato dopo il 1630 e del tutto chiuso nel 1652 per la soppressione dei piccoli conventi emanata da Papa Innocenzo X.
Nel 1678 l’Arciv. Culminarez durante una sua visita ordinò che le rendite del Convento soppresso fossero amministrate dal Capitolo parrocchiale. In questa occasione nel Convento era ancora possibile ammirare sull’altare maggiore un grande quadro in tela raffigurante S. Francesco e i tre altari dedicati a S. Matteo, a Maria Vergine e all’Assunzione.
Ma nel 1704, ripopolato, contava quattro frati, mentre continua a rimanere oscura la ragione della sua soppressione, da non ritenersi riconducibili a quella economica come avvenne per altri conventi. Infatti i P.P. Conventuali avevano molti "tomoli" di terra di pertinenza del convento e altri intorno al paese, che procuravano loro una buona rendita.
Nel 1726 dall’inventario richiesto da Mons. Positano si deducono i miglioramenti che il Convento aveva avuto rispetto al 1678: la Chiesa annessa comprendeva quattro cappelle e cinque altari, aveva una navata centrale in cui vi era il coro, in alto al centro aveva un grande crocifisso in legno; davanti il coro dedicato a San Francesco c’era un quadro in tela e sulla sinistra, della parte australe c’erano due altari, per le altrettante cappelle, uno dedicato alla Maria Vergine dell’Assunta e l’altro alla Maria Vergine della Concezione con rispettivi quadri. Nella parte destra di settentrione c’erano altre due cappelle con rispettivi altari, uno per Maria Vergine degli Angeli e l’altro per San Matteo Apostolo, che aveva una statua in tufo.
L’inventario continua dichiarando che a quell’epoca il Convento aveva ancora le sue pertinenze al centro delle quali una cisterna, cinque celle al piano superiore e altre due abitazioni a quello inferiore, un giardino e che ...a decoro del suddetto convento vi sta un fraticello... che celebra una sola messa al giorno.
Dalla enumerazione dei suoi possedimenti risulta che il Convento aveva 16 immobili tra stalle, casaleni, cellari, magazzeni e case in più terre in varie contrade (alla Carriera vecchia, sotto la Portella, sotto l’appetto di sant’Antuono, dietro la Croce).
Ma già con la visita ordinata dall’Arcivescovo Filangieri nel 1761 si può constatare che il Convento presentava uno stato di semi abbandono e che mentre gli altri altari erano dismessi solo l’altare maggiore era ornato, un indicazione solo di un gesto di accoglienza per il Vicario Generale.
Le notizie tramandate dall’avv. Filippo Ambrosano di Bernalda confermano la bellezza della Chiesa del Convento, il quale però aveva delle ridotte dimensioni, un cortile murato e una cisterna all’interno per la conserva dell’acqua non potendo usufruire di una sorgente nelle immediate vicinanze. All’epoca in cui egli scrisse era già passato di proprietà di un privato, ossia di Don Gaetano Appio.
Nel corso del XIX secolo la Chiesa fu privata delle due navate laterali, che oltre ad ospitare le quattro cappelle, avevano delle belle quadrifore distrutte per l’ingordigia del Clero. Dopo che fu eliminato anche l’altare centrale essa fu adibita a teatro ed a deposito fino a qualche anno fa quando divenne una sala conferenze, cancellando negli anni le tracce di quella che doveva essere stata ... una delle più belle chiese che avessero esistite nel paese, se ci si riferisce alla testimonianza che l’Anonimo bernaldese riporta nella sua Istoria.
Proprio in prossimità dell’ex Chiesa di San Francesco, ossia dell’attuale sala Incontro, rimane la cisterna su citata, che fino a qualche anno fa era identificabile con un tombino posto sul marciapiede di Corso Umberto I, successivamente con le opere di miglioramento dei marciapiedi del corso fu costruita una cisterna, proprio sul tombino, a ricordo del monastero francescano ormai smembrato. Già negli ultimi anni del secolo scorso del convento non rimaneva che la chiesa con la sola navata centrale, tutto il resto era stato in parte abbattuto in seguito alla costruzione del suddetto Corso Umberto, che doveva passare centralmente al complesso francescano. Agli inizi di quest’ultimo secolo fu disposto con delibera di Giunta Municipale del 1925, che anche le scale d’accesso ai piani soprani del convento fossero abbattute, così del vecchio impianto francescano non rimangono che tre pilastri di una cisterna per l’approvvigionamento dell’acqua.


 
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